Taranto, la nube che fa paura. Chi invia foto ai ministri, chi chiede dati certi

Taranto, la nube che fa paura. Chi invia foto ai ministri, chi chiede dati certi

La foto dell’enorme nube di fumo che sovrasta Taranto nella notte di venerdì scorso, sta facendo il giro dei social. Molti cittadini si chiedono cosa accade realmente nello stabilimento siderurgico attualmente gestito da ArcelorMittal Italia. Sulla sua pagina Facebook, l’ambientalista e filmaker Luciano Manna parla di “diverse segnalazioni di bambini svegli per conati di vomito” e di  “notevoli emissioni di gas H2S provenienti dai fumi di loppa di altoforno che non hanno nessuna captazione, così come quelle di benzo(a)pirene e benzene dalle cokerie”.


“Sul Governo non poniamo più nessuna speranza”, conclude Manna, impegnato, tra le altre cose nelle riprese del docufilm “Nel girone dei dannati”. Anche Francesco Rizzo, coordinatore provinciale del sindacato Usb, si sofferma sulle drammatiche foto di venerdì notte. “Queste immagini e questo video – scrive sempre su Facebook – rappresentano bene la situazione che subiscono a Taranto lavoratori e cittadini. Le immagini le ho girate tramite WhatsApp ad alcuni Ministri, per far comprendere loro come si vive a Taranto”.



Sullo stesso argomento interviene anche l’associazione Marco Pannella. “Rispetto al fenomeno dei fumi di venerdì 5 dicembre – si legge in una nota stampa – al momento conosciamo i dati riportati dalla rete Sme, da cui risultano emissioni convogliate dai camini di tutti gli impianti acciaierie, cookerie, altoforni e agglomerato, notevolmente al di sotto del limite massimo consentito. Ciò che non consociamo sono invece le emissioni non convogliate, di cui quelle rilevate dalle centraline esterne verranno riportate da Arpa solo lunedì, permettendo che la mancanza di informazione generi l’allarme scatenato dalle fotografie dei fumi anzichè dal dato delle emissioni che veicolano”.

Per questa ragione l’associazione Marco Pannella chiede “segnatamente rispetto alla data di venerdi 5 dicembre 2019 un approfondimento dei dati orari di monitoraggio della qualità dell’aria e idrogeno solforato, che di quelli meteorologici registrati nelle ore in cui si è verificato l’evento visivo, registrati tramite le centraline pubbliche e private interne, perimetrali ed esterne allo stabilimento, confrontate con quelle del giorno precedente e successivo e col valore medio giornaliero degli stessi indicatori, per verificare se tale fenomeno visivo abbia corrisposto a superamenti dei limiti previsti dalla normativa e peggioramento della qualità dell’aria. Consapevoli dei giorni necessari per questa analisi di dettaglio, sarebbe perlomeno opportuno che Arpa pubblicasse i dati rilevati in tempo reale dalle proprie centraline esterne, anche nel weekend.
Ogni ritardo contribuisce ad alimentare le giuste preoccupazioni dei lavoratori ilva e cittadini di Taranto, già allarmati, rispetto ai pericoli legati allo stabilimento. E che hanno invece il diritto di essere correttamente e costantemente informati sulla situazione ambientale in cui vivono con verità, solerzia e precisione, cosa che solo le autorità scientifiche preposte, Arpa, Asl e Ispra, possono fare”.

Per la stessa ragione l’associazione Marco Pannella chiede “anche ad Asl di rendere accessibile il download dell’ultimo registro tumori e delle Mappe della Salute che da mesi non risultano scaricabili dal sito Puglia Salute. E al Sindaco di Taranto di pubblicare nell’area del sito del Comune Osservatorio Ambientale, da mesi non aggiornato, le specifiche già fornite dal Ministero dell’Ambiente e da Ispra sulle emissioni del camino E312”.



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