Taranto, la protesta… viene dal cielo

Taranto è una città problematica, capitale dell’industria, realtà attraversata da profonde contraddizioni. Città operaia abituata a condurre vertenze e battaglie di vario tipo. Sono tante le forme di protesta che hanno visto e vedono protagonisti lavoratori, cittadini, studenti. Ma la protesta che sarà effettuata domani è davvero singolare. A metterla in pratica sono le sigle sindacali dell’appalto Ilva.


Le federazioni di categoria (Trasporti, servizi, edili, somministrati) aderenti a Cgil, Cisl, Uil intendono evidenziare, alla vigilia della ripresa della trattativa sull’Ilva in programma il 31 ottobre a Roma, “l’assenza di garanzie per i lavoratori e le lavoratrici dell’indotto”. Si tratta di 7.603 lavoratori e lavoratrici dipendenti di circa 346 aziende: operai addetti alle pulizie civili e pulizie industriali, manutentori, edili, carpentieri, autisti, addetti mensa, cuochi, elettricisti, con contratti part-time, interinali, a tempo determinato o indeterminato.



Questi lavoratori  sono “autorizzati tutte le mattine, pomeriggi e notti a presentarsi presso la portineria Imprese (sulla strada provinciale per Statte Taranto) per iniziare la loro avventura con le loro tute arancioni e con poche tutele occupazionali e di sicurezza”, sottolineano i sindacati, ma si sentono dimenticati. E proprio per non essere ignorati nel confronto in corso al Ministero dello Sviluppo economico, lunedì 30 ottobre 2017 metteranno in pratica una originale forma di protesta e sensibilizzazione.

Dalle 11 alle 12, un aereo bimotore volerà sul cielo di Taranto e volteggerà in particolare sul perimetro dello stabilimento siderurgico con uno striscione sul quale sarà riportata la scritta:  INDOTTO ILVA = ZERO GARANZIE. In concomitanza con l’incursione aerea i lavoratori riuniti in assemblea manifesteranno nei pressi della portineria Imprese Ilva, sulla strada Taranto-Statte, “per continuare a chiedere che la trattativa al Mise e che soprattutto la società AmInvestCo prenda in esame le garanzie per i lavoratori dell’indotto Ilva”.

Nella piattaforma elaborata dai sindacati si chiede che: “nessun addetto dell’indotto resti senza lavoro; una discussione di un piano industriale serio che non possa prescindere da prendere in considerazione tutte le unità che lavorano nel mondo dell’indotto, di come saranno utilizzate a seguito della nuova organizzazione industriale dell’azienda AmInvesCo; utilizzo delle maestranze dell’indotto già presenti nell’Ilva per i lavori di bonifica previsti; ammortizzatori sociali uguali per tutti compreso l’indotto; agevolazioni per esposizione amianto e prepensionamenti anche per i lavoratori dell’indotto”.


I sindacati quindi “auspicano che in uno stato democratico, i più deboli, senza tutele, senza ammortizzatori sociali, non siano lasciati al loro destino, abbandonati, colpevolmente, alle logiche del mercato, dei cambi appalto o assegnazioni di commesse al massimo ribasso che, nella migliore delle ipotesi, potrebbero portare forti riduzioni orarie, reddituali e delle tutele normative e contrattuali, o, peggio ancora, la fuoriuscita dal mercato del lavoro”.


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