Taranto, l’inquinamento e l’Ilva, un incendio che nessuno vuole spegnere

“Il Governo ne ha fatta un’altra delle sue nel disperato tentativo di salvare un’azienda indebitata, obsoleta e che, come scrivono i periti ed i magistrati che hanno istruito “Ambiente svenduto”, ha prodotto e produce malattie e morte per i tarantini. Ovviamente, si tratta dell’Ilva, una fabbrica che, come ho già detto va chiusa senza se e senza ma per avviare un nuovo ciclo economico, per far rinascere Taranto e la sua provincia attraverso un grande processo di rigenerazione e di riconversione che farebbe del capoluogo ionico un caso mondiale”.


Inizia così un nuovo intervento di Antonio Caramia, già presidente di Confindustria Taranto e vicepresidente di Confindustria Puglia secondo il quale “non ci sono politici che abbiano veramente a cuore le sorti delle loro comunità, per cui prevalgono le logiche della conservazione, delle lobbies che vogliono tenere in vita un malato terminale con un dispendio enorme di risorse finanziarie. Il conto di questo salvataggio disperato rischia di essere molto salato per tutto il Paese. Non va dimenticato, infatti, che la Commissione europea tiene sotto osservazione le mosse del governo italiano sul caso Ilva. Sulle teste di tutti noi pende il rischio di una procedura di infrazione per la concessione di aiuti di stato, vietati dall’Unione europea”.



Caramia ricorda un recente provvedimento. “I furbastri del Governo – afferma – sono corsi ai ripari nella manovra all’esame della Camera modificando il disegno di legge di Bilancio. Cosa è accaduto? Per evitare sanzioni da parte dell’Ue, l’esecutivo ha alzato dal 3 al 4,1% i tassi d’interesse del prestito ponte di 300 milioni concesso all’Ilva che, lo ricordiamo è amministrata da commissari statali. Chi pagherà? E chi pagherà il risanamento ambientale dello stabilimento che sempre il Governo, con un altro emendamento, ha vincolato alle somme confiscate all’Ilva dai magistrati (1,2miliardi di euro). E se, in futuro, quelle somme dovessero tornare ai Riva? Ma non finisce qui. Mentre a Roma le studiano tutte per fare in modo che i tarantini continuino ad essere avvelenati, il buon governatore Michele Emiliano tenta di fare proseliti cavalcando la legittima protesta dei tarantini per le gravissime carenze sanitarie di cui Taranto soffre da anni, anzi da decenni nella più completa indifferenza. Dove sono i parlamentari di maggioranza? Ne abbiamo ancora? Attendo, fiducioso, un loro segnale”.

L’imprenditore stigmatizza questo comportamento e si chiede “possibile che nessuno colga tutto ciò? I nostri rappresentanti istituzionali ritengono di avere la coscienza a posto? Dormono sonni tranquilli? Beati loro! Per usare una metafora che spero renda l’idea, a me sembra che Taranto sia avvolta dalle fiamme e che nessuno voglia fare la cosa più ovvia: spegnere l’incendio. Curare gli ammalati è necessario, ci mancherebbe, e bisogna farlo nel migliore dei modi. Ma finchè il fuoco brucerà, ospedali e posti letto non basteranno mai”.


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