Taranto marcerà sull’Ilva. Le voci della protesta dal rione Tamburi

Come un fiume carsico che corre sotterraneo ed emerge all’improvviso, così lunedì sera la protesta è sgorgata al rione Tamburi. “Taranto ribellati”, lo slogan scelto per chiamare a raccolta i cittadini. Un’assemblea spontanea, nata dal basso. Non un inedito, sia chiaro. Pagine già scritte con gli slanci, le tensioni e le brusche frenate. Nulla di nuovo all’ombra delle ciminiere che continuano a sputare fumo e polveri che imbrattano la  vita dei tarantini.


Piazza Masaccio è l’agorà dove la collettività si ritrova, si confronta, si sfoga. A metà tra retorica e tensioni irredentiste, la comunità cerca un denominatore comune e ingaggia la sua battaglia di liberazione. Le voci della protesta si alternano sul cornicione in cemento che cinge la piazza. Due minuti a testa per raccontarsi e per avanzare proposte. L’obiettivo è chiaro: questa porzione di Taranto ha già deciso: l’Ilva non la vuole più.



“Questo non è uno sfogatoio” spiegano gli organizzatori. Le proposte arrivano con le dichiarazioni rabbiose di una città ferita e stanca delle parole. Le voci sono tante, ma intonano la stessa melodia. Taranto marcerà sull’Ilva. Questa volta niente cortei nel centro cittadino, si porta la protesta lì dove sta il problema. “Mobilitazione generale! Chiusura delle fonti inquinanti, nuova economia”. Il nuovo appuntamento è per lunedì prossimo a mezzogiorno in piazza Gesù Divin Lavoratore. Un fiume di persone si dirigerà verso l’Ilva, alla portineria D per un’altra assemblea.


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