Taranto, Marescotti: #stopaldecretoilva, non diventiamo i capponi di… Renzi

Circa duemila mail sono state inviate in soli due giorni al ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda da cittadini che hanno sottoscritto la petizione online #Stopaldecretoilva. “Altre centinaia arriveranno nelle prossime ore. E’ un modo per fare capire al governo che il ricorso della Regione e del Comune ha un consenso di opinione pubblica. Ed è un modo per rappresentare al Comune e alla Regione l’esigenza assoluta, fortemente diffusa e condivisa nell’opinione pubblica, di non fare alcun passo indietro”.


Ad affermarlo è Alessandro Marescotti, presidente di PeaceLink e tra i promotori della petizione. “Si apre un 2018 denso di incertezze per Ilva – afferma – dopo il ritiro della sospensiva. Diciamo chiaramente: il ricorso al Tar del Comune e della Regione rimane in piedi, nonostante il ritiro della sospensiva che è cosa diversa dal ricorso al Tar che si esprimerà nel merito del ricorso. Non era per nulla sicuro che con la richiesta della sospensiva il governo avrebbe spento gli impianti Ilva”.



Secondo Marescotti la decisione assunta da Comune e Regione Puglia “allunga il tempo di incertezza per Arcelor Mittal. Il che, da un punto di vista della politica aziendale, non è un bene. Se la sospensiva avesse efficacia, Arcelor Mittal abbandonerebbe subito l’idea di subentrare in Ilva. Ma non perderebbe denaro. Dunque la sospensiva – se accolta dal TAR – avrebbe semplificato le cose per Arcelor Mittal che sarebbe andata via da Taranto a gambe levate ma senza subire danni economici. Cosa succede adesso che viene meno la sospensiva (con i suoi tempi rapidi) e che occorrerà aspettare più tempo per un esame nel merito?”

L’ambientalista non ha dubbi: “Aumenterà l’incertezza per Arcelor Mittal. Senza sospensiva infatti Arcelor Mittal non è posta nella certezza di poter subentrare in Ilva in maniera duratura e soprattutto ha la probabilità di poter perdere denaro in caso di esito sfavorevole al Tar. Come si vede siamo entrati in una fase in cui l’Ilva diventa un gioco d’azzardo per Arcelor Mittal e non sarà semplice decidere. Tanto che Arcelor Mittal chiede “garanzie” (anche finanziarie) al governo e una modifica del contratto di cessione (che non è pubblico)”.

“Il 2018 si apre come l’anno della massima incertezza – continua Marescotti – i matematici direbbero che è uno di quei tipici casi da teoria dei giochi, con i conseguenti “dilemmi del giocatore”. Senza la sospensiva il ricorso penderà come una spada di Damocle su una multinazionale che già ha ottenuto che il contratto di cessione rimanga segreto e che ora chiede per di più garanzie finanziarie nel caso il Tar dia ragione agli enti locali, attraverso una modifica del contratto di cessione. E’ arrivato il momento di chiedere a gran voce che venga reso pubblico il contratto di cessione dell’Ilva ad Arcelor Mittal”.


Marescotti replica anche alle polemiche rispetto al ritiro della sospensiva. “Chi presenta critiche – dice – potrebbe però agire in prima persona con un proprio ricorso al Tar. A mio parere, la strada dell’unità continua oggi ad essere la via maestra per evitare di apparire i capponi di Renzo. Anzi di Renzi! Quei capponi che nei Promessi Sposi si beccavano senza pensare che Renzo li portava ad Azzeccagarbugli per finire nel pentolone. In questo momento è importante promuovere la petizione #stopaldecretoilva. E’ una petizione online diffusa sui social network in maniera virale ed cliccabile su www.peacelink.it. Buon 2018 a tutti”.


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