Taranto, “Nella perfida terra di Dio” allo Yachting Club

Taranto, “Nella perfida terra di Dio” allo Yachting Club

Il Sud, il Salento, Taranto e dintorni come non li avete mai letti. Polvere, sole, violenza. Terre bruciate, esistenze consumate all’ombra delle ciminiere. Vite perdute sulle sponde del Mar Piccolo e nelle campagne arse dalla povertà. Sputi e bestemmie, mozziconi tra le labbra, sudore che cola sulle camicie luride di polvere e grasso. Rottami e ferrivecchi. Benvenuti “Nella perfida terra di Dio” (Adelphi), ultima fatica letteraria di Omar Di Monopoli. Il libro sarà presentato giovedì 17 agosto, alle 21,30 allo Yachting Club, a San Vito a Taranto (ingresso libero). La serata, rientra tra gli appuntamenti  de “L’angolo della conservazione”, rassegna letteraria e culturale organizzata dallo Yachting Club in collaborazione con la Bcc di San Marzano. Partner dell’iniziativa la libreria Ubik di Taranto. Dialogherà con l’autore il nostro collega Michele Tursi.


Di Monopoli è nato a Bologna ma vive a Manduria, nel Salento meno turistico, e forse più vero, quello che non può essere tracciato con i confini di una o più province, ma che è appartenenza, identità. Nel bene e nel male. Terra di conflitti, in cui il riscatto è una cambiale da riscuotere prima o poi. Questo nuovo romanzo conferma un talento e uno stile unici. I tentativi di classificazione si sprecano: da western pugliese a neoralismo splatter, fino verismo immaginifico. Chiamatelo come vi pare, la sostanza non cambia. Di Monopoli è un virtuoso che si esibisce in piroette linguistiche, sforna neologismi, conia termini. Incanta il lettore con le sue acrobazie letterarie in cui dialetto e lingua italiana si fondono dando vita ad una originalissima “neolingua”.



“Nella perfida terra di Dio” racconta di vecchi rancori, di storie di mala, di abbandoni e di ritorni, di passione. Di odio e di amore. Una incredibile galleria di personaggi popola e anima la storia: un pescatore/santone, una cinica badessa, boss della mala, piccoli spacciatori e manovalanza criminale. L’architrave narrativo del romanzo sono due sghembi ragazzini, i fratelli Gimmo e Michele e Tore, il loro padre tornato da chissadove per fare chissacosa. Non vi serve sapere di più. Lasciatevi trasportare e buona lettura.

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