Taranto: nomi, cognomi, graticole, papabili e bufale all’ombra del Comune

Si vota a giugno. Ci sarà la doppia preferenza di genere per il Consiglio comunale. Si sceglierà ovviamente il nuovo sindaco. I candidati dovrebbero essere una decina (già accaduto in passato).


Il quadro è complesso, disarticolato, ancora confuso. Papabili tanti, bufale tantissime. Nomi, anche troppi. Cognomi, alcuni nuovi altri ingombranti. Partiti, pochini (ormai). Movimenti, tanti. Obiettivi, diversi. Ambizioni, trasversali. Giochi, a decine. Sgambetti, già in corso.



Procediamo per ambiti.

 

Area ambientalista

Taranto Respira scende in campo. E’ un frammento importante della galassia di Altamarea, il cui big bang ha generato varie schegge che a giugno si incroceranno nei seggi. Il movimento (Verdi e dintorni) sabato mattina al Nautilus presenterà ufficialmente la candidatura a sindaco di Vincenzo Fornaro. L’allevatore è tra i simboli della battaglia contro i veleni Ilva. Da luogo di mattanza (il suo allevamento è stato decimato a causa della intossicazione da fumi Ilva!!) la sua masseria si è trasformata in luogo di rivalsa e speranza. Lontani i tempi del 12% ( candidatura Bonelli, 2012), l’area green si giocherà le sue carte in nome di un percorso che Taranto Respira non ha mai interrotto.


Fabio Matacchiera. E’ un altro alfiere della battaglia contro gli inquinatori. Il prossimo 19 febbraio terrà un comizio in piazza e conterà il suo pubblico. Subordina la candidatura a sindaco alla partecipazione popolare che l’appuntamento registrerà. Lo ha annunciato su Fb. Nel caso, farebbe corsa in solitario, così come in solitario  (rispetto al contesto iniziale del 2008..) negli ultimi anni ha condotto le sue battaglie ambientaliste.

Franco Sebastio. L’ex procuratore capo, bagaglio istituzionale a parte, va certamente collocato in un’area culturalmente sensibile non solo ai temi della legalità ma anche, o soprattutto, a quelli della tutela ambientale. E non si tratta solo della istruzione (a capo della Procura che ha indagato) del processo “Ambiente Svenduto”. Nome non nuovo al gioco delle ipotesi  – negli anni scorsi è sempre stato corteggiato, soprattutto a sinistra,  declinando puntualmente l’invito a partecipare alla corsa municipale – Sebastio stavolta sarebbe seriamente intenzionato a candidarsi. Ma sul proprio cammino non dovrebbe incrociare tanti alleati. Probabile, anche in questo caso, una corsa in solitario.

Ad ogni modo, la bufala secondo la quale sarebbe stato il candidato sindaco del Cinque Stelle è svanita come neve al sole poco dopo essere circolata (il metodo grillino chiude la porta ai non iscritti).

 

 

Centrodestra   

Quella che invece non tende a svanire, anzi comincia a trovare nuove ragioni di sussistenza, è la notizia secondo la quale Martino Tamburrano sarebbe a capo di un’alleanza pronta a conquistare il Comune di Taranto.

 

Mesi fa, annunciammo questa possibilità osando addirittura ipotizzare una candidatura diretta dell’ex sindaco di Massafra. “Progetto Comune” intanto ha vinto le elezioni provinciali, denotando abilità nel  gioco trasversale in nome e per conto del presidente della Provincia.  Si tratta infatti di elezioni fondate sugli accordi tra consiglieri (votandosi tra loro, questo è).

Un percorso da non sottovalutare, dunque,  che potrebbe rivelarsi trampolino per un progetto più ampio: le comunali tarantine, appunto.

Forza Italia, però, non vedrebbe di buon occhio questa ipotesi. E c’è chi comincia a sussurrare il nome di Michele Di Fonzo, ex assessore ai tempi di Rossana Di Bello, noto commercialista, presidente onorario del Taranto Calcio, nonché responsabile provinciale degli azzurri: anche lui  papabile sindaco per i berlusconiani? Chissà i fittiani cosa ne pensano: certamente, i rapporti tra gli ex amici di partito sono buoni, a Taranto.

Ma il centrodestra, come sempre dal 2000 ad oggi, dovrà fare i conti con l’idea, o meno, di allearsi con  Giancarlo Cito. L’ex parlamentare spera di potersi candidare (attende un via libera post “giudiziario” del quale però ancora non si vede la luce). Certamente  il simbolo At6 sarà della partita, a prescindere da quale Cito si presenterà ai blocchi di partenza.

Infine, Piero Bitetti (sì, il presidente del Consiglio comunale: non è un refuso, potrebbe c’entrare. ne parliamo in seguito…) potrebbe essere l’asso nella manica di un progetto dalle larghe, davvero molto larghe, intese.

 

Movimenti

C’è quello che nasce dalle ceneri sparse della sinistra tarantina. Dagli ex Pd, come Lemma, Capriulo, lo stesso Liviano.. a Tutta mia la Città che accoglie donne e uomini che operano nel sociale, nel volontariato, nei luoghi storici del collettivismo civico. Per adesso è un ambito di confronto più che un’alleanza politica.

Nettamente contrapposti al Pd, lontani anni luce dalla destra, distanti dai grillini, si tratta di un magma la cui sostanza elettorale è da scoprire. Per adesso, i nomi dei papabili sono due, stando alle voci circolanti: Lemma, ex Pds-Ds-Pd, ex consigliera e assessora comunale, da due anni con E’ Possibile di Civati (dopo l’esperienza in Consiglio regionale e la mancata rielezione); e Nume, presidente provinciale dell’Ordine dei Medici. Non è chiaro se questo spaccato politico-elettorale selezionerà i suoi volti attraverso le primarie. Discussioni e confronti sono tuttora in corso.

 

C’è poi  La scelta, una novità nell’agone tarantino. Floriana de Gennaro ha messo assieme un gruppo di commercianti del Borgo. E darà certamente battaglia sui temi del rilancio urbanistico ed economico della città.

Tornerà Alfano, nel nome del popolo disoccupato.

 

Centrosinistra 

Hanno aperto un tavolo. Il solito tavolo. Dal 1993 ad oggi, è il luogo formale delle scelte  sostanzialmente già assunte… ma che nessuno dichiara. Funziona così: il socio di maggioranza (oggi il Pd) dà le carte. Gli altri prendono posto e giocano ben sapendo che il vincitore alla fine sarà il cartaro. Al tavolo siedono delegati dei partiti o rappresentanti pro tempore delle segreterie. I generali non si affacciano nemmeno. Aspettano pazienti che la loro decisione venga ratificata alla fine di una lunga ed estenuante serie di incontri ai quali ci si presenta o meno, a seconda delle richieste, delle speranze e delle ambizioni. Tutto consueto e legittimo,  vero. E’ solo la classica liturgia dei partiti di una volta. Come la Santa messa, si sa come inizia e soprattutto come finisce. Va solo celebrata.

 Bitetti ha anticipato le mosse, compresa quella del tavolo: si è autocandidato partendo in fuga trascinando alle primarie (nel caso restasse nell’ambito del centrosinistra) o facendosi trovare preparato per una gara a sé. Ci sarebbe anche Azzaro, ex pelilliano di ferro oggi sodale democratico del sindaco di Bari, Decaro (presidente di quell’Anci in cui Azzaro ha appena trovato posto nel Consiglio nazionale). E poi Lonoce, il vicesindaco di Stefàno, ed altri vari ed eventuali papabili che tra una bufala e l’altra sperano di ritagliarsi un posto al sole, anche di riflesso pur di non finire nell’ombra di un Pd che a Taranto zoppica sulla vicenda Ilva e dopo l’abbraccio mortale stretto due anni fa con gli azzurri di Tamburrano (il No alle deleghe provinciali dopo il voto di gennaio appare tardivo…).

 

Cinque Stelle

Primo errore da non commettere, osservare e valutare i grillini con gli schemi di cui sopra. Qua si tratta di un sistema selettivo e partecipativo del tutto nuovo rispetto alla liturgia della Prima e della Seconda Repubblica.

La chiamano graticola e si svolge senza tante cerimonie. E’ una specie di “uno contro tutti” dove nessuno le manda a dire.

L’iscritta/o che intenda  candidarsi al Comune si sottopone ad un fuoco di fila di domande. L’assemblea è sovrana e decide se promuovere o bocciare il papabile. In verità, si viene rimandati ad ulteriore selezione e, una volta composta la lista dei 32, l’avallo finale giunge da Roma (la certificazione).

Insomma, i grillini non allestiscono  tavoli ma danno fiato alle trombe, eccome. Le cronache cittadine degli ultimi giorni narrano di graticole roventi. Pomo della discordia, ad esempio, Francesco Nevoli la cui candidatura a consigliere comunale non convince la base cinquestelle. I dubbi non riguardano la persona o il professionista. Si tratta del suo cognome, ovvero del carico politico che quel cognome porta con sè.

L’avvocato, vicino al comitato Liberi e Pensanti, alcuni dei quali sono  iscritti al MeetUp e partecipano attivamente alle graticole cinque stelle, è figlio di Mimmo Nevoli, esponente di spicco della stagione amministrativa di Rossana Di Bello. Dunque, un nome che rimanda ad un periodo  identificativo di quel “sistema” che i grillini dichiarano di combattere sin dalla loro costituzione. Ovviamente, ed è giusto precisarlo, le scelte politiche e gli atti amministrativi non si trasmettono per via anagrafica.

Del resto, l’eccezione posta da chi ha votato contro questa candidatura sarebbe di opportunità politica.

I cinque stelle, che per adesso hanno bocciato l’opzione consigliere comunale (e difficilmente appoggeranno una eventuale scesa in campo da sindaco), a quanto pare si chiedono se e sino a che punto, politicamente e professionalmente, l’avvocato Nevoli abbia condiviso o meno quella stagione politica che ha visto suo padre tra gli assoluti protagonisti in Forza Italia e, dunque, accanto al sindaco di allora.

Una stagione amministrativa, al pari del decennio che volge al termine targato Stefàno,  che i grillini bocciano senza appelli. Un dubbio di opportunità politica, dunque, sta segnando la graticola dei grillini di Taranto. Staremo a vedere…

 

ps. papabili e bufale è il nome di una rubrica che inizierà  a giorni… e non sarà l’unica…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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