Taranto: Pd spaccato in due, venti giorni per non tornare alle urne

Taranto: Pd spaccato in due, venti giorni per non tornare alle urne

Reazioni politiche e reazioni formali. La prima è del sindaco, che prende atto della situazione e dice.. “il sindaco magari si prende 24 o 48 ore per decidere se non sia il caso di tornare a fare il suo mestiere”. La seconda è in itinere, porterà il timbro della Prefettura e si chiamerà “diffida” pena “sciolgimento enticipato” del Consiglio comunale di Taranto.


Due mesi dopo la vittoria, il centrosinistra è in grave sofferenza. La diagnosi di Blè non fa una piega ed è a verbale: “La maggioranza ha vinto bene, siamo 23 su 33, il Pd addirittura 12 su 23, ma siamo qui  a dire che abbiamo un problema politico serio. E che questo problema è dentro il Pd, il mio partito che mi auguro possa trovare una sintesi nei prossimi giorni”.



E fa bene, Gaetano Blè, ad augurarselo. Perchè il prefetto, legge alla mano, concederà non più di 20 giorni di tempo all’assise cittadina per l’approvazione del riequilibrio di bilancio. In caso contrario, sindaco e consiglieri torneranno a casa e i tarantini andranno di nuovo alle urne. Uno scenario a metà giugno impensabile ma che da un mese ha preso corpo, giorno per giorno.

Prima le polemiche sugli assessorati, poi le nomine esterne, poi ancora le presidenze di commissione: scelte semrpe accompagnate da tensioni e polemiche interne. Il sindaco ha rattoppato qualche falla, distribuendo responsabilità anche fuori Giunta. ma sei consiglieri del Pd danno battaglia. Causa occasionale, l’emendamento Azzaro (leggi) e le polemiche sulle spese per l’assunzione del direttore generale. Causa storica, le scelte e la distanza che c’è tra il Pd di Emiliano (Melucci e alcuni fedelissimi) e il Pd che in Emiliano non si riconosce (ad esempio, Azzaro, Di Gregorio, Di Todaro, Simili, Pulpo e Fuggetti, ovvero gli assenti). Insomma, sei democratici mandano la seduta gambe all’aria, giocando anche di matematica (le assenze annunciate per ragioni personali da De Gennaro, Brisci e Mele). Troppi nove consiglieri in meno, però, anche per la maggioranza larga del sindaco.

Ed ecco che l’opposizione fa il suo e lascia l’aula (tranne Mario Cito, gesto pomeico contro “il Pd degli assenti”) egli appelli di Capriulo e Scarcia (a tutti i consiglieri) cadono nel vuoto. Vince la scelta di Azzaro e del gruppo con lui salito sull’aventino. Il resto fa quadrato intorno a Melucci. I prossimi giorni porteranno consiglio? O meglio, salveranno il Consiglio? La presa d’atto di Blè è di quelle che dovrebbero scatenare un partito, se c’è. “Dentro il Pd ci sono resistenze forti al cambiamento che Melucci sta producendo”.



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