Taranto: polveri e barriere. La metafora di via Lisippo

Taranto: polveri e barriere. La metafora di via Lisippo

Nella città dei wind day, c’è una strada che ci racconta molte cose in tema di vento e polveri di minerali. Il tratto finale di Via Lisippo, al rione Tamburi di Taranto, guarda verso gli immensi parchi minerali del centro siderugico. Come strati di ere geologiche, sono visibili gli interventi messi in campo per tentare di contenere lo spargimento di polveri sul quartiere e sulla città. Parliamo, ovviamente, del particolato grezzo e pesante, perchè quello più sottile e pericoloso per la salute, arriva ben più lontano e ben più in profondità nelle vie respiratorie.


Il primo strato corrisponde al livello delle cosiddette colline ecologiche, che si estendono anche sull’altro versante del quartiere, persino a ridosso di una scuola. Enormi cumuli ricoperti di vegetazione che, quando l’acciaio era ancora di Stato, avrebbero dovuto mitigare lo spolverio. Mai toponimo risultò più beffardo perchè di “ecologico” in quelle colline artificiali c’è sempre stato ben poco. A mettere sotto gli occhi di tutti una verità che molti avevano sempre conosciuto (e taciuto), ci hanno pensato i carabinieri del Noe di Lecce (Nucleo Operativo ecologico) che il 5 febbraio del 2019, sequestrarono le colline perchè non sarebbero altro che un’enorme discarica abusiva di grandi quantità di rifiuti industriali provenienti dal ciclo siderurgico. 



La seconda “era” è quella delle barriere “cattura polvere”, poste sulla recinzione che divide l’azienda dal resto del mondo. Una genialata concepita con la gestione Riva che ne avviò la realizzazione. Le reti sono poi diventate una prescrizione dell’Aia (Autorizzazione integrata ambientale), concessa prima del sequestro degli impianti a luglio del 2012. Quelle reti, in alcuni tratti parzialmente sfilacciate, ora hanno assunto la stessa colorazione rossastra della maggior parte degli edifici del rione Tamburi e delle tombe del vicino cimitero San Brunone.

Infine, le mastodontiche coperture dei parchi minerali. Due enormi hangar alti fino a settanta metri, visibili da chilometri di distanza. La loro costruzione è iniziata a febbraio 2018. Un intervento di circa 300 milioni di euro, ormai prossimo all’ultimazione. La somma è stata anticipata da Ilva in amministrazione straordinaria con l’impegno della restituzione da parte dell’attuale gestore, ArcelorMittal Italia. Ironia della sorte anche i pannelli bianchi che ricoprono… le coperture, iniziano a colorarsi di rosa. 

Negli ultimi quarant’anni i cittadini di via Lisippo hanno visto cambiare la loro specialissima ed esclusiva vista dal balcone. Barriere sempre più alte hanno progressivamente assottigliato la porzione di cielo a loro disposizione. Via Lisippo riproduce plasticamente e metaforicamente il rapporto tra Taranto e la grande fabbrica. Più è diventata chiara la pericolosità degli impianti, più è cresciuta l’altezza delle barriere. Comunque la si pensi, un sipario opprimente sulle esistenze dei tarantini. 


 


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