Taranto, rione Tamburi crocevia dello spaccio. 13 arresti

Taranto, rione Tamburi crocevia dello spaccio. 13 arresti

Trafficavano e spacciavano cocaina, eroina, hashish. La base operativa era al quartiere Tamburi di Taranto. In tredici sono finiti in manette, nove in carcere, quattro ai domiciliari. L’operazione denominata “sangue blu” è stata condotta all’alba di oggi dai carabinieri dell’Aliquota operativa della Compagnia di Taranto, coadiuvati nell’esecuzione dei provvedimenti dal Reparto Operativo e dalle compagnie del Comando provinciale, con il supporto di unità cinofile antidroga del Nucleo di Modugno (Ba). Le indagini sono state coordinate dal sostituto procuratore della Direzione distrettuale Antimafia di Lecce, Alessio Coccioli. I provvedimenti sono stati emessi dal Gip del Tribunale di Lecce, Michele Toriello. Le persone coinvolte sono ritenute a vario titolo responsabili di associazione per delinquere finalizzata al traffico, trasporto e detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti; detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e detenzione illegali di armi.


In carcere sono finti Gaspare Bevilacqua (40 anni di Taranto), Cataldo Catapano (41 anni di Taranto), Francesco De Bartolomeo (43 anni di Taranto), Rosa De Leonardo (40 anni di Taranto), Michele Derchia (49 anni di Taranto); Alessandro Masella (36 anni di Taranto), Girolamo Masella (37 anni di Taranto), Angelo Pizzoleo (42 anni di Taranto), Francesco Vitale (43 anni di Taranto). Ai domiciliari si trovano, invece, Alessandro Castiglione (30 anni di Taranto), Leonzio Fontana (41 anni di Taranto), Tiziano Galileo (43 anni di Taranto), Diego Vestita (47 anni di Grottaglie).



Le indagini sono durate due anni. Sono stati effettuati servizi di osservazione, controllo e pedinamento e intercettazioni telefoniche ed ambientali. L’attiovità investigativa ha appurato che l’organizzazione criminale gestiva un lucroso traffico di cocaina, eroina ed hashish. I rifornimenti di droga arrivavano dal versante campano, in particolare da Torre Annunziata (Na), oltre che da Bari. Lo stupefacente veniva immesso sulle piazze di spaccio del quartiere “Tamburi”, dal quale si rifornivano numerosi consumatori provenienti dall’intera provincia ionica, ma anche dai dintorni di Bari e Brindisi e dalla vicina Basilicata. Il denaro ricavato veniva utilizzato per nuovi approvvigionamenti e per una sorta di salario destinato allee figure operative dell’organizzazione: custodi, corrieri, staffette e, ovviamente, gli spacciatori al dettaglio.

Secondo le indagini dei carabinieri, l’organizzazione ruotava intorno a Francesco Vitale ed a sua moglie Rosa De Leonardo, entrambi con precedenti specifici. “Avevano creato – spiegano i militari dell’Arma – una struttura criminale solida, ma al contempo avvedutamente molto ristretta. Si occupavano, anche in prima persona, di tutte le attività normalmente suddivise tra vari associati e quindi: acquisto della droga dai fornitori, trasporto nei luoghi di custodia, taglio e suddivisione, consegna agli incaricati dello spaccio sulle piazze, riscossione dei proventi, condividendo con pochissimi fidati i programmi, i mezzi e gli strumenti della struttura criminale. Le indagini hanno dimostrato il pieno e consapevole apporto che la coppia ha fornito alla costituzione del sodalizio, alla perpetrazione dei reati necessari al suo consolidamento, alla riscossione dei proventi, alla predisposizione di strategie utili tanto ad accrescere ed a consolidare la forza e la caratura del sodalizio, quanto a mantenere l’egemonia sul piazze di spaccio, accreditando il perdurante coinvolgimento di entrambi in tutti i più rilevanti momenti della vita del gruppo criminale”.

Ne corso delle indagini sono stati eseguiti dai militari numerosissimi “riscontri” con perquisizioni e sequestri a carico di assuntori, talora giovanissimi, soprattutto nel quartiere Tamburi. Nel corso delle perquisizioni contestuali all’esecuzione delle ordinanze, i carabinieri hanno rinvenuto nelle abitazioni di quattro indagati, circa 15mila euro in banconote di piccolo e medio taglio. Il denaro è stato sottoposto a sequestro poiché ritenuto provento di spaccio.


“Significativo – hanno spiegato gli investigatori – il gergo adoperato per indicare lo stupefacente: Carne,  Lamiere, La Macchina, il Coso, la moto, il caffè”. L’operazione è stata denominata “Sangue Blu” in relazione al contenuto di una conversazione nella quale Vitale fa emergere la propria idea di essere il “capo” di una famiglia di “rango”, una famiglia appunto di sangue blu”.


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