Taranto, sempre più precaria la situazione nel siderurgico. Riunione con i commissari Ilva

Taranto, sempre più precaria la situazione nel siderurgico. Riunione con i commissari Ilva

Sempre più precarie le condizioni dello stabilimento siderurgico di Taranto. Questa, in sintesi, la denuncia avanzata oggi dai sindacati durante l’incontro in video conferenza con i commissari straordinari di Ilva in Amministrazione straordinaria.


“I commissari straordinari – afferma una nota stampa della Fiom Cgil di Taranto – hanno annunciato che sono al lavoro per riprogrammare ulteriori ispezioni all’interno dello stabilimento per verificare lo stato degli impianti
non solo sulla base delle relazioni trimestrali presentate da Arcelor Mittal, come previsto dal contratto di aggiudicazione del 2017, ma anche sulle criticità emerse nell’incontro odierno”.



“All’interno dello stabilimento siderurgico – scrive la Fiom Cgil ionica – a seguito di alcune fermate dell’area a freddo e della drastica riduzione del personale di manutenzione, si evince, di fatto, uno stato di abbandono degli impianti a partire dalla sospensione dei presidi nell’area Tubifici. Tale situazione è riscontrabile a partire dal manto stradale, alla disconnessione dei binari ferroviari e al mal funzionamento degli scambi elettrici oltre ad un parco macchine ridotto ai minimi termini che per assenza di personale e ricambi vanno sistematicamente rottamate”.

La Fiom Cgil ha anche segnalato le problematiche che stanno emergendo sugli altiforni “in quanto – prosegue la nota stampa – l’abbassamento della soglia del minino tecnico sta determinando, di fatto, continui stop and go con conseguenze negative in merito al danneggiamento degli stessi impianti. Inoltre, in molti impianti dell’area a caldo, attualmente in marcia, l’azienda ha sospeso unilateralmente le attività di manutenzione, come nel caso degli impianti sottoprodotti e in parte dell’area cokeria dove l’assenza di interventi di manutenzione programmati potrebbe procurare problemi non solo impiantistici ma anche ambientali”.

La Fiom Cgil ha, inoltre, “riscontrato e denunciato il non rispetto di alcune scadenze, sia in merito alla sorveglianza e al controllo periodico dei sistemi di rilevazione di incendio che di altre numerose attività non meno importanti. a causa del personale di officina che è stato posto in cassa integrazione. Tali criticità riguardano anche gli appalti che avevano sospeso i lavori AIA oltre ad altre attività previste sugli impianti necessarie a garantire la continuità produttiva e soprattutto la sicurezza dal punto di vista ambientale e dei lavoratori”. La Fiom, “in attesa della presentazione del piano industriale da parte di Arcelor Mittal” ha richiesto “un intervento diretto del governo, anche attraverso la gestione commissariale che ha mostrato particolare attenzione alle problematiche esposte dai sindacati, per ripristinare una serie di attività lavorative utili a garantire la salvaguardia degli impianti”.


Sullo stesso argomento interviene il coordinamento Usb Taranto che mette in evidenza “la situazione gravissima – scrive in un comunicato – che si vive all’interno ed all’esterno della fabbrica, dal momento che il gestore ha sospeso tutti i lavori Aia previsti, nonché la manutenzione ordinaria, il 90% degli acquisti di ricambi, così come ha interrotto il pagamento della maggior parte delle ditte terze. Abbiamo ribadito che non ci può essere dialogo con chi al dialogo non è abituato, perché ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che il soggetto è inaffidabile, visti i comportamenti assunti con i lavoratori, con le istituzioni e col territorio tutto. Inoltre è assurdo pensare di sostenere la gestione della multinazionale con i soldi dei contribuenti, vista l’ultima richiesta di cassa integrazione fatta dalla multinazionale”.

Usb spiega che “i commissari hanno dichiarato che bisogna aspettare il piano industriale, perché venga valutato dal Governo. Stesse valutazioni faranno le organizzazioni sindacali ma, sia chiaro, noi riteniamo sbagliato dare fiducia a chi non la merita. Messa in sicurezza dello stabilimento tramite la nazionalizzazione pura e apertura del tavolo sull’accordo di programma, questa è l’unica strada da percorrere. Per i lavori di bonifica previsti, abbiamo chiesto di far partire quanto prima tutti i cantieri in modo da richiamare sin da subito un numero più alto di lavoratori rispetto ai 43 al momento interessati dagli interventi, e di fare rotazioni trimestrali. Indispensabile inoltre fare sopralluoghi prima che partano le bonifiche; questo perché ci si possa chiaramente rendere conto delle reali condizioni dei cantieri”.


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