Tempa Rossa, pro e contro. Taranto si spacca

Tempa Rossa, pro e contro. Taranto si spacca

Opportunità per il territorio o ennesima servitù che aggraverà i carichi ambientali? Il progetto Tempa Rossa fa discutere ancora. Il dibattito si è riacceso dopo la firma del protocollo d’intesa tra Comune di Taranto, Eni e joint venture Tempa Rossa e dopo che il Governo ha azzerato tutte le opposizioni al progetto. Per ora, quindi, c’è poco da discutere: nella raffineria di Taranto verranno realizzati gli interventi logistici per lo stoccaggio e il trasporto via mare del petrolio estratto dai pozzi di Corleto Perticara (Pz) con un investimento di circa 300 milioni di euro. Agli interventi pro e contro già riportati nei giorni scorsi, si aggiungono altre opinioni. Eccole di seguito.


CONFINDUSTRIA TARANTO – “Il parere favorevole del Comune di Taranto sul Progetto Tempa Rossa, che arriva dopo anni di stop and go dovuti ai veti incrociati di ambientalisti, amministrazione comunale e Regione, riporta in un alveo di ragionevolezza e buon senso una questione finora appannata da molteplici luoghi comuni e altrettanti pregiudizi. Anni in cui questa Confindustria, attraverso dichiarazioni a mezzo stampa e partecipazione in confronti pubblici, nonché attraverso una sua analisi tecnica sul progetto, ha sempre espresso un punto di vista pragmatico rispetto alla questione, guardando all’intervento complessivo sul piano della sicurezza e del reale impatto sul territorio prima ancora che al ritorno occupazionale ed economico dello stesso.


Il nostro plauso va dunque al Comune di Taranto, ed al Sindaco Melucci in particolare, per aver saputo guardare oltre le logiche restrittive di chi riteneva il progetto deleterio per il territorio (in quanto ritenuto inquinante) senza soffermarsi sul reale impatto e sugli effettivi benefici che ancora adesso, dopo anni di alterne vicende, rimangono intatti nella loro evidenza. A questo si aggiungono le utilità che rinvengono dalla sottoscrizione del protocollo: Eni, Total, Mitsui e Shell si impegneranno infatti a realizzare il programma di compensazione e riequilibrio ambientale per lo sviluppo sostenibile definendo inoltre con il Comune progetti in ambito economico, sociale e culturale. L’augurio di Confindustria è che in questa vicenda, contrariamente a quanto accaduto in Basilicata, non manchi il coinvolgimento delle imprese locali, indispensabile per affermare quelle ricadute di segno positivo che tutta la comunità auspica.

Sulla vicenda Tempa Rossa abbiamo già avuto modo di esprimerci sia circa la valenza del progetto sia in ordine ai criteri di sicurezza che contraddistinguono il nostro sistema portuale e che in quanto tali consentono la permanenza in rada anche di molteplici navi cisterna senza che per questo si verifichino incidenti rilevanti. Il progetto, inoltre, lungi dal risultare solo ed esclusivamente propedeutico alla sua essenziale funzione (trasportare il greggio dalla Basilicata alla raffineria Eni di Taranto), assolve – lo ripetiamo – ad un ruolo che è moltiplicatore di molteplici attività accessorie alla presenza delle navi, e che impiegano altrettante risorse umane e produttive ad esse destinato, con ovvi ritorni per il territorio. Un progetto, quindi, a basso impatto ambientale e produttore di ricchezza che arriva in un momento delicato ed importante per la città, che punta sulle enormi potenzialità del suo scalo portuale e vuole riaffermare, anche attraverso di esso, una nuova identità, moderna ed ecosostenibile”.

PEACELINK – Comunicato a firma di Luciano Manna. “I lavori del progetto Tempa Rossa, che interessano l’area della raffineria Eni di Taranto, avvengono sopra una falda notevolmente inquinata nonostante gli stessi lavori abbiano tenuto conto delle procedure in materia ambientale passando dalle prescrizioni delle conferenze dei servizi a cui i rappresentanti di Eni hanno partecipato al Ministero dell’Ambiente. Ma cosa è importante al fine della tutela della salute dell’uomo, degli stessi operai e della protezione degli ecosistemi? Rispettare le procedure burocratiche o non inquinare? E’ sufficiente rispettare la norme a fronte di una falda gravemente inquinata da decenni? Chi ha inquinato la falda sottostante gli impianti della Raffineria Eni di Taranto? I lavori del progetto Tempa Rossa impediranno i lavori di bonifica in futuro? A lavori ultimati la falda sarà ancora inquinata? Quali sono le analisi di rischio sanitario legate a questo grave inquinamento delle acque sotterranee?


I primi documenti che attestano l’inquinamento della falda nell’area della raffineria Eni di Taranto risalgono al 2002. Per far fronte a questo stato di contaminazione delle acque la raffineria Eni di Taranto si è dotata di un sistema MISE realizzato, in teoria, per depurare le acque di falda che scorrono sotto i suoi impianti. Questo impianto è entrato in funzione nel 2015. I documenti che l’associazione Peacelink ha acquisito dimostrano che lo stato di inquinamento storico della falda sottostante gli impianti della raffineria non è variato neanche dopo la messa in opera dell’impianto MISE per bonificare la falda. Lo dimostrano le campagne di monitoraggio delle acque di falda eseguite dal 2010 al 2017 proprio dalla stessa società Eni. Le campagne di monitoraggio vengono svolte da una ditta terza ingaggiata da Eni e tutte sono avvenute in contraddittorio con Arpa Puglia che ha validato i risultati delle analisi.

Peacelink, nei prossimi giorni, consegnerà tutta la documentazione alla Procura della Repubblica di Taranto affinché si verifichi la compatibilità dei lavori Tempa Rossa con lo stato attuale della falda e si comprenda se questi lavori possano rappresentare in futuro un impedimento per le opere di bonifica o addirittura una eventuale migrazione degli inquinanti presenti in falda. Ribadiamo che la falda in questione presenta un inquinamento storico e versa ancora oggi in uno stato critico. I valori degli inquinanti riscontrati nei monitoraggi, anche in quelli recenti del 2017, superano abbondantemente i limiti di legge. Parliamo di inquinanti come: Arsenico, Berillio, Cromo, Nichel, Alluminio, Ferro, Piombo, Vanadio, Idrocarburi, Benzene, Toluene, Etilbenzene, Stirene, Xilene, Metil-t-butil etere. Ci chiediamo, inoltre, se l’ente competente in tutti questi anni abbia identificato la fonte inquinante. “Chi inquina paga”. Non vogliamo sbagliarci ma Taranto è una città di uno stato membro dell’Unione Europea. Un estratto della documentazione che sarà depositata in procura è pubblicato a questo link https://www.peacelink.it/ecologia/a/45114.html”.

CGIL, CISL, UIL TARANTO – Documento unitario a firma dei segretari generali Peluso, Castellucci e Turi. “Con il protocollo d’intesa firmato il 19 aprile, tra Eni, Total, Mitsui e Comune di Taranto si apre una nuova stagione nel rapporto tra la grande industria e la comunità ionica. Una stagione che richiama la responsabilità sociale d’impresa e che non intende derogare al principio, sempre più consolidato a livello internazionale, del “chi inquina, paga”, del resto ribadito anche nel corso della vicenda Ilva. Per questo rimangono fondamentali gli investimenti in termini di ricerca e innovazione che devono rendere la produzione industriale sempre più sostenibile sul piano ambientale e più rispettosa del diritto alla salute dei lavoratori e dei cittadini, così come garantito.

Il protocollo d’intesa non ha, dunque, natura risarcitoria o compensativa, come ha spiegato prima della sottoscrizione il Sindaco di Taranto ma, traguarda l’obiettivo di aprire una relazione tra industria e territorio che vada al di là della mera logica di profitto e di legame con le altre attività produttive (porto, attività marittime, fornitura di energia verde, istruzione e formazione, promozione di imprenditorialità), ma anche di implementazione di attività sociali e culturali, nonché di sviluppo dell’occupazione. Una strada, quella aperta ieri con la sottoscrizione dell’intesa, che CGIL, CISL e UIL con le categorie di riferimento di Taranto hanno lungamente seguito e che, finalmente, ha visto mettere in cantiere, grazie anche all’impostazione dell’Amministrazione Comunale di Taranto e al forte, continuo, impegno del Governo centrale, determina l’avvio delle attività. Nella realizzazione concreta dei contenuti del protocollo, CGIL, CISL e UIL richiameranno la necessità del pieno coinvolgimento delle parti sociali, affinché i lavoratori, attraverso le loro rappresentanze, siano inclusi in questo progetto come attori fondamentali. Un buon viatico, quello avviato, che deve preludere alla trattazione, con lo stesso stile di trasparenza e chiarezza degli obiettivi da raggiungere, delle altre complesse vertenze in fase di definizione”.

 


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