TERRORISMO, L’AMBIENTALISTA TARANTINA ANTONIA BATTAGLIA RACCONTA L’INCUBO DI BRUXELLES BLINDATA

Abbiamo raccolto la testimonianza di una tarantina che vive a Bruxelles: Antonia Battaglia, ambientalista di Peacelink, nota per le battaglie su Ilva e xylella.

“Da venerdì sera Bruxelles è una citta in preda ad un panico surreale e allo stesso tempo sorprendente, perché non era mai successo, dalla seconda guerra mondiale, che si chiudesse una capitale.
La metropolitana è stata ferma da sabato mattina fino ad oggi, circa la metà delle fermate è stata riaperta e sui mezzi in funzione ci sono due militari con mitra per vagone. Nei quattro giorni passati, autobus e tram sono stati quasi tutti sospesi tanto che zone della città distanti tra loro sono rimaste scollegate, e per arrivare da Laeken a Etterbeek ci sono volute 3 ore, saltando da un bus funzionante all’altro e facendo a piedi i percorsi non coperti.
I militari con i mitra, le camionette della polizia, agenti di ogni tipo di sicurezza privata pattugliano da giorni ogni luogo, in alcuni quartieri più che in altri. Laeken, Molenbeek sono stati teatro di un silenzio onnipresente, che ha chiuso la gente in casa per giorni e che ha fatto sentire prepotente il peso concreto del terrorismo: non si può uscire, non si deve fare nessun passo falso, non si può rischiare e allora tutti attaccati alla Tv ad aspettare i bollettini dell’OCAM, l’organo di analisi della minaccia.
La scuola, chiusa per due giorni, ha riaperto stamane ma in modo angosciante. Proibito parcheggiare nei pressi della scuola, ci si avvicina solo con carta d’identità e si devono lasciare i bambini soli al cancello principale, nessun adulto puo’ varcare la soglia.
I bimbi fanno tante domane, di paura ne hanno tanta, tantissima: abbiamo spiegato loro cosa accade, lo faranno oggi anche le maestre, lo hanno letto dai giornali per piccoli pubblicati sia a Parigi che a Bruxelles, ma non capiscono perché si continui a parlare di musulmani e di religione, “non c’entrano nulla i musulmani mamma, i miei amici al calcio sono quasi tutti musulmani, i genitori di Nassim sono musulmani, nessuno vuole tutto questo mamma, i terroristi sono dei pazzi e vogliono farci male non perché sono musulmani ma perché vogliono solo che abbiamo paura”. Nella loro ingenuità, i bambini hanno capito tutto.
Attività sportive, palestre e grandi centri commerciali rimarranno chiusi ancora, perché il “Niveau 4”, il massimo livello di allerta, dura fino a lunedi’.
Il momento peggiore di questa guerra silenziosa è stato domenica sera, quando la polizia ha effettuato diverse operazioni concomitanti in quartieri come Etterbeek, Woluwé Saint Pierre, Laeken e in pieno centro, nella Grand Place illuminata appena dall’albero di Natale.
Abbiamo sentito meno elicotteri girarci sulla testa rispetto a quanti ce ne fossero stati nei giorni dopo l’attentato di Charlie Hebdo, in gennaio, ma quello che era agghiacciante era il silenzio in cui Bruxelles era piombata: non si muoveva nulla, niente e per strada c’era tanta polizia, sirene, militari davanti a luoghi che fino al giorno prima erano banali, usuali, un quotidiano che mai si immagina possa diventare luogo di terrore.
Domenica sera la polizia ha chiesto a tutti gli utenti dei socials di non divulgare foto e informazioni su cosa vedessero dalle loro case o in giro in città, perché si sarebbero aiutati i terroristi a capire in quale zona fossero concentrate le azioni in corso. Sono andata ad accompagnare un’amica in Rue des Casernes, erano in centinaia, avvolti da un silenzio incredulo e dal freddo. E quello che ho ammirato di questo popolo, profondamente degno, comico e surreale, è stato il fatto di cooperare con la polizia e con il governo, per quanto le loro decisioni potessero essere criticabili. E quella sera, quando la polizia ha chiesto di star tutti fermi e zitti, i belgi hanno sommerso i socials di foto di gattini per evitare che le informazioni sulle operazioni circolassero e che si potesse fare il massimo per aiutare chi, in strada, cercava Salah Abdeslam.
Una grande lezione di civiltà e questo è il tweet di ringraziamento della Polizia, il giorno dopo.
Da oggi continueremo a confrontarci con un dispositivo di sicurezza importante, che a volte è monumentale- il camion militare con 6 uomini e altrettanti mitra vicino la scuola era impressionante- altre è casereccio, come il povero impiegato settantenne messo stamane in piedi davanti al supermercato vicino casa, un gran cappello da cow boy e un impermeabile fino ai piedi. Si è insospettito per una pistola giocattolo rimasta nella mia borsa e mi ha fatto tenerezza, gli ho sorriso con dolcezza perché quell’uomo non potrebbe mai e poi mai difendere se stesso né altri da un attacco terrorista. Insomma, ognuno fa quel che puo’.
Una buona notizia, da oggi è proibita la vendita di giocattoli-arma nei negozi di un’importante catena francese e forse questa sarà l’occasione per spiegare ai bambini che non si deve continuare a fare la guerra. Stamane Léa, amichetta dei miei figli, in fila al “check point” per entrare a scuola mi ha detto: “lo sai che la guerra in Siria esiste da quando io sono nata?”. Corro a buttar via le pistole ad acqua. (testimonianza di Antonia Battaglia)



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