Tonio Parisi, il saluto di un amico…

Tonio Parisi, il saluto di un amico…

Di seguito, il testo scritto (e inviato a La Ringhiera) da uno dei tanti amici di Tonio Parisi, musicista tarantino scomparso alcuni giorni fa. Il ricordo commosso che rappresenta bene, riteniamo, il dolore che sui social e anche attraverso il nostro giornale è stato generato da questa morte prematura.  


Le parole che non ti ho detto. Quello che insieme con un po’ di amici avrei voluto farti sapere, ieri, all’ultimo saluto nella chiesa “Nunzio Sulprizio”. Un’aria surreale, il dolore, i sorrisi che ancora non avevano elaborato il dolore.



Tonio Parisi, uno di noi. Un amico, uno che ci mancherà davvero. Ce ne siamo accorti subito, ieri, in un clima surreale. Non volava mosca. Appena arrivato il feretro, abbiamo perso tutte le parole. Le cercavamo guardandoci intorno, nell’aria, in una tasca, di colpo si erano rifugiate nel cuore. Passavano per la nostra mente, ma non riuscivamo più a pronunciarne una, mentre il vento indisturbato scuoteva gli alberi. Un silenzio imbarazzante, assordante direbbe qualcuno.

Ieri avrei voluto prendere la parola, un solo minuto. C’erano state la lettera della moglie di Tonio, distrutta dal dolore, e una poesia di amici. Momenti toccanti. Altre parole, dette a braccio, forse in modo confuso, considerando l’aria smarrita che circolava dentro e fuori la chiesa, avrebbero spettinato quelle forti emozioni.

Cosa avrei provato a dire ieri. Ad esempio che non mi ci stavo raccapezzando. Era tanto che non vedevo Tonio. Più volte ci eravamo ripromessi di vederci, come usa dalle nostre parti, «per mangiare una pizza e ricordare i bei tempi». Ci sentimmo casualmente, aveva sbagliato numero: attaccammo a parlare, non finimmo più. Purtroppo niente pizza, birra e bei tempi.


tonio parisi

Avrei voluto dire che quelle centinaia di persone presenti, lì, ieri, ti hanno testimoniato tutto l’affetto di questo mondo, cosa che già sapevi. Quando siamo venuti a conoscenza del male che ti aveva attaccato, abbiamo rispettato le consegne: massima discrezione. Non assilliamolo con le telefonate, una parola o una frase fuori posto comprometterebbero la ricerca di notizie confortanti. Sandro, il fratello, confortava noi e se stesso: «Sta facendo le cure Tonio, reagisce bene». E noi tutti a pregare, l’unica cosa che ci restava da fare. Rivolgerci al Signore, perché lassù fosse chiaro che quella malattia piombata quaggiù fosse stato un errore: a noi, quel ragazzone, ci serviva più del pane. Gentile, brillante, con la battuta pronta; il senso della musica, nella testa, fra le mani, nelle dita.

In questi mesi abbiamo consumato tutte le preghiere, dette e ridette non so più nemmeno quante volte. E più pregavamo, più il Signore comprendeva che l’eterno ragazzo che si faceva crescere la barba per sembrare più grande, avrebbe fatto più comodo a Lui. Non c’è altra spiegazione. Ieri, tre del pomeriggio, confuso com’ero, incrociato lo sguardo di Franco, Fabio, Gianni e Gisberto, gli Art Studio, ho cercato anche quello di Tonio. Sopra pensiero, mi sono detto, «Arriva fra poco, solito ritardatario!». Poi un attimo di lucidità. «Oddio, Tonio lo portano in spalla!».

Dopo messa, dalla chiesa all’esterno, sotto il feretro i suoi amici di sempre, da Enzo a Fabio. Nell’ultimo tratto di strada lo abbiamo accompagnato tutti. Ciao, Tonio.

Claudio, uno dei tanti amici


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