Tragedia all’Ilva di Taranto, 12 indagati. Monta l’indignazione popolare

Tragedia all’Ilva di Taranto, 12 indagati. Monta l’indignazione popolare

Si indaga sulla morte di Giacomo Campo, l’operaio 25enne morto schiacciato su un nastro trasportatore dell’Ilva, nell’area Afo/4. La procura di Taranto intende fare luce sull’episodio che presenta numerosi elementi da chiarire, a partire dal punto principale: perchè il nastro trasportatore si è messo in moto durante l’intervento di manutenzione? Sarebbero dodici le persone su cui, a vario titolo, si concentra l’attenzione dei magistrati. L’ipotesi di reato è omicidio colposo.


SCIOPERO DELL’APPALTO – Intanto,  dopo lo sciopero proclamato da Fim, Fiom, Uilm, alle 5 di questa mattina è iniziata l’agitazione proclamata da Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltrasporti  di tutti i lavoratori dipendenti delle imprese degli appalti pulizie civili e industriali a partire. Lo sciopero si concluderà alle 7.00 di martedì 20 settembre. Questa mattina, dalle 6.30 alle 9.00, di fronte all’ingresso “portinerie imprese” dell’Ilva, assemblea dei lavoratori dell’appalto.



INCONTRO A ROMA – I Commissari Straordinari dell’Ilva Piero Gnudi, Enrico Laghi e Corrado Carrubba, hanno convocato tutte le sigle sindacali nazionali e regionali per un tavolo di confronto che si terrà a Roma mercoledì prossimo, 21 settembre, alle ore 18. “L’obiettivo dell’incontro – recita una nota della società siderurgica – è quello di proseguire il confronto sulla gestione ordinaria e straordinaria dello stabilimento, dagli interventi di manutenzione ai temi relativi alla sicurezza, anche alla luce del tragico incidente verificatosi nelle ultime ore. I Commissari Straordinari di Ilva in amministrazione straordinaria, continuano ad assicurare la massima collaborazione a tutte le autorità competenti affinché siano chiarite quanto prima le cause dell’incidente e siano accertate tutte le responsabilità”.

#TUTTAMIALACITTA’ – Al di la delle frasi di circostanza, in città aumenta l’insofferenza verso lo stabilimento siderurgico. Un’assemblea di cittadini è prevista per martedì 20 settembre, alle 19, sotto la Prefettura di Taranto. A convocarla è #tuttamialacittà. “Al di là degli accertamenti che le autorità preposte faranno – si legge in una nota – questo ennesimo omicidio in fabbrica conferma come siano continuamente a rischio tutte le regole in termini di sicurezza sui luoghi di lavoro. In quattro anni di sequestro preventivo della magistratura, vanificato dalla gestione commissariale governativa con dieci decreti autoritari, quella di Giacomo è la settima morte dentro lo stabilimento siderurgico. Non possiamo più tollerare la continua violazione dello stato di diritto nella nostra città, dentro e fuori la fabbrica! L’Ilva va fermata e bonificata, l’economia della città riconvertita, garantendo il salario a chi ci lavora. Subito!”

LIBERI E PENSANTI – Di Ilva si è parlato ieri a Bari, alla Fiera del Levante, durante l’incontro promosso dal Movimento 5 stelle su Riconvertire si può, concluso dal vice presidente della Camera dei Deputati Luigi Di Maio. Al dibattito è intervenuto anche Cataldo Ranieri, presidente del Comitato Cittadini e Lavoratori liberi e pensanti. “L’indignazione non ci basta più – ha detto Ranieri – abbiamo terminato le lacrime per tutti i morti dentro e fuori la fabbrica! Lo Stato italiano ha palesemente fallito il suo obiettivo di risanare la fabbrica e venderla al migliore offerente. Tre governi diversi hanno prodotto solo promesse non rispettate e dieci decreti, non ultimo quello con cui si garantisce ai commissari e agli eventuali acquirenti l’immunità penale e permette alle banche di rientrare dei loro crediti scaricando l’onere non sull’eventuale acquirente ma sulla collettività. I cittadini di Taranto ed i lavoratori non vogliono più continuare a essere presi in giro così come accaduto in tutti questi anni. La vera utopia è considerare che quello stabilimento possa essere messo a norma dal punto di vista ambientale e della sicurezza. Gli impianti pieni di amianto e ormai vecchi e spremuti come limoni, andrebbero demoliti e tutte le aree decontaminate e bonificate, salvaguardando i posti di lavoro e la salute – due diritti fondamentali garantiti dalla costituzione – di operai e cittadini”.



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