Un corteo trasversale dice no alla politica ottusa

Un corteo così non si era mai visto nella storia recente di Taranto. Non è un fatto di numeri ma di presenze. Non di quantità ma di qualità rappresentativa. Commercianti, industriali, sindacati, esponenti politici (dalla sinistra ai Cinque Stelle, passando per Forza Italia). Naturalmente le associazioni promotrici, un nutrito gruppo di studenti, famiglie. Cittadini vari in ordine sparso. Un corteo variegato in salsa ionica dal gusto neo rivoluzionario. Tutto per la Cultura. Persone distanti fra loro, oggi in fila lungo via Duomo da piazza Castello a San Domenico. Una rassegna trasversale dell’indignazione. Tutti insieme, separatamente. per chiedere che la Soprintendenza archeologica tarantina resti tale, autonoma e forte, come avviene dal 1907. E che non si trasformi da presidio strategico regionale a succursale operativa della neopromossa Lecce. È un sussulto fermo e deciso, di dignità culturale e civile, quello vissuto stamattina in Città Vecchia, a Taranto. Il Pd, partito del ministro Franceschini, osservi anche stasera la seconda parte di questa manifestazione. Legga gli sguardi, visioni le facce, ascolti gli umori, avverta il chiaro odore della rabbia che si nutre di stupore. Si, stupore… perché ogni volta si pensa che al peggio una fine ci sia. E la smentita, puntuale, per fortuna stupisce. E non è impulso di pancia, è logica di un’appartenenza stanca di essere tumefatta dai pugni a tradimento di un potere ottuso e burocrate. Chi fa politica ha il dovere di ascoltare. Chi governa traduca l’ascolto  in un moto di lucidità. C’è sempre tempo per stupire al contrario. Chi non è capace faccia un passo indietro. L’applauso è garantito.



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