Ustica, 40 anni di dolore e omissioni

Ustica, 40 anni di dolore e omissioni

Non fu “cedimento strutturale”, non fu “una bomba”, non fu un errore umano a far esplodere in volo quel Dc9 Itavia, alle 20.59 del 27 giugno 1980.


Per anni, l’Italia in doppio petto e in divisa ha sempre respinto l’ipotesi che poi si è fatta largo sgomitando tra segreti di Stato, menzogne, depistaggi ed equlibri geopolitici da preservare. In pochi, e tra questi Libero Gualtieri, hanno cercato la verità.



Giunta ad un passo dalla guerra, quella notte, l’Italia s’arrendeva al lutto e al silenzio, sacrificando sul solito altare di Yalta 81 persone a bordo di un Dc9 usato – da un aereo “nemico” – come scudo per evitare i radar di chi gli stava dando la caccia. Un bersaglio ignaro e inerme, quindi, finito nel mezzo di una battaglia tra piloti armati: una strage che non conosce i nomi e i simboli di mandanti ed esecutori, tantomeno il movente.

Ritrovatisi nel posto sbagliato e nel momento peggiore di una serena giornata d’inizio estate, equipaggio e passeggeri del velivolo decollato da Bologna non sarebbero mai giunti a Palermo. Nessun radar dell’Italia Meridionale, quella sera, avrebbe consentito l’individuazione di tracce estranee al Dc9.

Nessuno aveva visto, nessuno sapeva, nessuno poteva aver visto, nessuno avrebbe dovuto o potuto sapere. Un Paese cieco e con lo guardo voltato dall’altra parte, insomma: così l’Italia preferì raccontarsi al mondo, per la ragion di Stato e per la fedeltà all’alleanza atlantica. Per non far cenno all’indicibile! Era il 1980, del resto, e il contesto non permetteva di fare altro. Stessa storia ciclostilata a partire da piazza Fontana…


Tra i magistrati, Priore nei primi Anni Novanta tentò di affondare il dito nell piaga, attività che per il suo collega siciliano, Paolo Borsellino, poco dopo la strage risultò ben più difficile… infrangendosi contro il “muro di gomma” eretto dagli apparati di Stato. (la programmazione Rai sull’anniversario della strage di Ustica)

La storia è quasi nota.
27 giugno 1980: il DC-9 Itavia in volo da Bologna a Palermo, con a bordo 81 persone, scompare dai tracciati radar e finisce in mare tra le isole di Ustica e Ponza. E’ stato un missile, sussurrerà qualcuno. Una voce poi alimentata da piccoli squarci di verità che pian piano hanno cominciato ad emergere.

A 40 anni di distanza tanti aspetti della tragedia rimangono oscuri: chi ha ha ucciso 81 persone che viaggiavano a bordo di un aereo civile? C’è stato un combattimento tra velivoli Nato e un Mig libico (lo stesso trovato poi ridotto in pezzi sulla Sila?). Cosa è successo davvero quella sera del 27 giugno sul Tirreno? Perchè un mig libico attraversava i cieli italiani? E perchè, come risulta dall’ipotesi ormai più accreditata, alcuni caccia alleati gli hanno sparato contro mentre era nascosto nel cono d’ombra di un aereo di linea? Se lo chiede dal 1980 il comitato dei familiari delle vittime. Se lo chiedono i giornalisti che dal primo minuto hanno seguito il caso, i familiari dei morti “suicidi” e “accidentali” seguiti alla strage, i magistrati che si sono alternati sui fascicoli chiusi o tuttora aperti.

Se lo chiede l’Italia che un mese e mezzo più tardi quella tragedia sul Tirreno, il 2 agosto avrebbe subìto il più grave attentato del Dopoguerra sui binari di Bologna. Era il 1980, il terremoto in Irpinia del 23 novembre avrebbe definitivamente “distratto” l’opinione pubblica… almeno per un po’. La verità giudiziaria ha stabilito alcune cose, la storia si incaricherà di scrivere tutto. Speriamo.


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