[VIDEO] Il docufilm su Taranto ‘città criminale’, la guerra di mala nella città finita tra i tentacoli calabresi

L’allarme lanciato ieri dalla commissione Anrimafia, presieduta da Rosy Bindi, è di quelli che dovrebbero far tremare i polsi a chi amministra, chi gestisce la cosa pubblica, chi ogni giorno assume decisioni rivelanti per il futuro del territorio, chi intenda candidarsi alle prossime elezioni comunali, chi oggi sta stringendo alleanze e chi, legittimamente, si prepara a partecipare alle gare di appalto che il Governo sta preparando nell’ambito del CIS, il contratto istituzionale di sviluppo che si va redigendo e finanziando per Taranto. Sia chiaro, tremare i polsi per un sussulto di reazione, non per paura. Per adesso, niente. Nè reazione civile, nè paura. Nulla. Non ci risultano commenti, rassicurazioni, prese di posizione, puntelli minimi di civile convivenza.  La commissione Antimafia lancia l’allarme e Taranto come sempre, la città grigia e fumosa che preferisce sussurrare nei corridoi, attende che tutto accada perché tutto appare ineluttabile. Allora abbiamo deciso di compiere un passo indietro nella storia tarantina. Riavvolgiamo il nastro e parliamo di mala, quella che negli Anni Settanta e Ottanta consentì l’ingresso in città prima dei cutoliani della Nco e poi delle ‘ndrine calabresi, pendolando da una parte e dall’altra sino all’esplosione della faida che lasciò sull’asfalto più di 150 morti in tre anni. Una guerra che fece anche vittime innocenti. La7 sul tema ha prodotto un bellissimo docufilm che qui riproponiamo perché le immagini e la suggestione di una voce fuori campo possano rendere i fatti reali più di qualsiasi racconto scritto. Sono fatti che hanno segnato una generazione e dai quali tutto, a Taranto, è ricominciato con gli effetti sociali, economici e politici che conosciamo.  Parliamo di appena 25 anni fa.


Tutto inizia con l’omicidio di Paolo De Vitis (padre di Salvatore) e con la risposta immediata: l’uccisione di Cosima Ceci, la madre dei tre fratelli Modeo e del fratellastro Antonio, detto il Messicano….



 


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