X decreto Ilva, PeaceLink: un mostro giuridico. Legambiente: non ci convince affatto

X decreto Ilva, PeaceLink: un mostro giuridico. Legambiente: non ci convince affatto

Com’era prevedibile il X decreto salva Ilva è stato approvato dal Senato ed è ora legge. 168 sì, 102 contrari, 2 astenuti. Questo l’esito di una votazione blindata a causa della fiducia posta dal Governo. Un provvedimento che non piace ad ampi settori della politica, bocciato dal movimento ambientalista. Questa mattina se ne è parlato in piazza Garibaldi, a Taranto, durante un incontro organizzato da Antonio Lenti del Movimento studentesco al quale sono intervenuti rappresentanti del Comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti e di Peacelink.


PEACELINK: Secondo Alessandro Marescotti la nuova legge è un mostro giuridico. “La messa a norma degli impianti di produzione di agglomerato, carbon coke, ghisa e acciaio doveva terminare, in base alla prima legge salva-ILVA entro il 1° luglio 2014. La copertura dei parchi minerali doveva essere completata entro il 27 ottobre 2015. Con la decima legge salva-Ilva si concendono altri 18 mesi di tempo per la messa a norma di tutti gli impianti. Non solo. L’eventuale acquirente ha la facoltà di fare delle variazioni al piano di messa a norma degli impianti e di farsene uno a proprio piacimento, vagliato da un “comitato di esperti” che, se lo dovessero bocciare, farebbero saltare in aria l’intera procedura. Quindi è difficile che gli “esperti” si prendano la responsabilità”



Marescotti ha criticato anche “la prevista immunità penale per l’intero arco di tempo della messa a norma degli impianti secondo questa logica al rallentatore. La vera mostruosità di questa legge già mostruosa sta nel garantire una impunità di principio che nessuna legge al mondo fornisce in forma così plateale”. Un’operazione che PeaceLink contesta fortemente anche sul profilo finanziario. “I soldi li garantisce lo Stato, cioè i contribuenti, prelevando 400 milioni di euro dalla Cassa per i Servizi Energetici e Ambientali, ossia aumentando le bollette energetiche di famiglie e imprese. Non solo: saranno usati anche i soldi dei risparmiatori postali, mettendo a rischio la solidità e la mission di quella Cassa Depositi e Prestiti che dovrebbe investire il denaro dei risparmiatori solo e soltanto in imprese dotate di stabile equilibrio finanziario e di prospettive di redditività. E’ il caso dell’Ilva? Assolutamente no, appesantita da tre miliardi di perdite e che deve fronteggiare un mercato dell’acciaio in tempesta che non offre margini di profitto né per il presente né per il prossimo futuro, in quanto le aziende siderurgiche sono alle prese con forti rischi e consistenti perdite”.

LEGAMBIENTE: “Questo decreto non ci convince affatto. Nessun calendario vincolante per chi non rispetta le misure previste dall’Aia. Nessuna pubblicità alle modifiche proposte al Piano Ambientale”. Comincia così la dichiarazione di Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente, dopo l’approvazione in Senatpo dell’ultimo decreto Ilva.

“Non ci siamo. Il decreto Ilva, approvato oggi in via definitiva dal Senato, non ci convince affatto e siamo convinti che il governo abbia perso una importante occasione per dimostrare che sia possibile coniugare diritto alla salute e all’ambiente con il diritto al lavoro e le esigenze produttive. Anche se il testo contiene alcuni punti positivi come la deroga per le assunzioni in ARPA PUGLIA e un limite temporale all’impunità dei gestori, purtroppo restano diverse criticità. Siamo convinti che l’aver stabilito una proroga fino a 18 mesi fornirà una giustificazione all’ulteriore slittamento dell’attuazione delle più importanti misure previste dall’Aia, dalla copertura dei parchi minerali agli interventi sulle batterie, con ulteriori ritardi e blocco degli interventi”.


“Sarebbe stato importante, invece, che le eventuali proroghe concesse fossero state accompagnate da un calendario vincolante che prevedesse, in caso di ulteriori ritardi, la chiusura degli impianti interessati e la loro rimessa in funzione solo una volta effettuati gli interventi Aia e, in questo quadro, un rafforzamento dei controlli affidati ad Ispra e Arpa Puglia, che svolgono un ruolo prezioso e importante, sulle emissioni dell’impianto. Infine nel decreto legge approvato oggi non compare nessun riferimento alla pubblicità delle modifiche ed integrazioni proposte al Piano Ambientale, e alla possibilità, che nella fase che porta alla definizione del nuovo Piano Ambientale, siano coinvolti altri soggetti oltre il Comitato degli esperti nominato dal Ministro dell’ambiente”.


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